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Giochi per il riconoscimento delle emozioni: strumenti semplici che aiutano a comunicare meglio

📅 18 Agosto 2026✍️ di Valentina Greppi⏱️ 5 min di lettura

Quando devo spiegare a mio figlio che cos’ha addosso dopo una giornata complicata, non parto mai da sermoni o manuali: uso un gioco. Negli anni, tra scaffali di negozi, letture di etichette e materiali provati in cucina, ho scoperto che strumenti semplici aiutano davvero i bambini a dare un nome a ciò che sentono. E quando un’emozione trova le parole giuste, in casa l’aria cambia: si litiga meno, ci si capisce di più.

Perché partire dai giochi, non dai discorsi

Le parole arrivano dopo l’esperienza. Un bambino piccolo riconosce prima una faccia buffa che un concetto astratto. Ecco perché i giochi che mettono in scena il corpo, la voce e gli oggetti funzionano: agganciano l’attenzione e rassicurano. Lo confermano anche i lavori sull’Intelligenza emotiva: quando alleniamo il riconoscimento, migliorano autocontrollo e collaborazione.

In più, il gioco azzera le distanze tra adulti e bambini. Non serve un’ora da psicologi: bastano dieci minuti la sera, con la luce giusta e materiali sicuri. Dal mio tavolo di cucina ho visto cambiare routine intere: conflitti prima di cena trasformati in racconti, pianti del rientro convogliati in una risata col naso arricciato.

Tre giochi semplici che fanno la differenza

Non servono kit costosi. Ecco quelli che metto più spesso in valigia quando visito asili e famiglie.

  • Specchio a facce: uno fa un’espressione (sorpresa, rabbia, tristezza); l’altro la imita e prova a indovinare il nome. Variante utile: aggiungere il “dove lo senti?” e indicare pancia, petto o testa. Serve uno specchietto robusto o il riflesso di una teglia in acciaio.
  • Termometro delle emozioni: tre barattoli o ciotole con etichette “basso”, “medio”, “alto”. Biglie o tappi diventano “punti intensità”. Il bambino racconta cosa è successo e mette i tappi nel barattolo giusto. Così collega evento, emozione e forza con cui si è presentata.
  • Carte fatte in casa: ritaglio volti da riviste (o disegno faccine semplici), le plastifico con carta adesiva trasparente e scrivo sotto l’emozione. Pesco una carta e chiedo: “Quando ti senti così?”. Ottimo per ampliare il vocabolario oltre i classici quattro stati d’animo.
  • Semaforo del sentire: tre fogli colorati (verde, giallo, rosso). Verde = sto bene, giallo = ho bisogno di una pausa, rosso = fermiamoci. Lo attacco al frigorifero con una molletta che scorre. È potente nei momenti di conflitto: non si discute dell’argomento, si osserva il semaforo e si decide la prossima mossa.

Come portarli nella routine (senza stress)

Mi è capitato di recente con una maestra d’infanzia: “Funzionano, ma quando li faccio?”. La risposta è: poco e spesso. Cinque minuti al rientro da scuola, due carte dopo il bagnetto, il semaforo in vista durante la cena. Serve coerenza, non quantità.

Io preparo sempre una “postazione emozioni”: una scatola bassa con i giochi dedicati, lontano da pennarelli profumati o paste modellabili a rischio allergeni. Vedere gli strumenti a portata di mano riduce gli attriti e ricorda a tutti che le emozioni non sono un’emergenza, ma una parte della giornata.

Sicurezza e inclusione: scelte da scaffale

Qui entra in gioco il mio mestiere di lettrice seriale di etichette. In famiglia conviviamo con allergie alimentari: controllo sempre i materiali. Le paste modellabili spesso contengono grano; se c’è celiachia o sensibilità, meglio alternative dichiarate gluten free o ricette casalinghe con amido di mais. Evito colle a base di caseina quando ho dubbi sul latte, e tengo lontani pennarelli con profumazioni intense: possono irritare e confondere i più piccoli.

Per i giocattoli stampati, cerco il marchio CE e la conformità EN 71 (sicurezza dei giocattoli). Preferisco superfici lavabili, spigoli arrotondati, assenza di componenti sotto i 3 cm per i più piccoli. Se compro carte pronte, voglio la lista materiali e il contatto del produttore. È una pratica che consiglio anche a scuola: meno rischi, più fiducia tra adulti.

L’inclusione passa anche dal linguaggio. Se un bambino è non verbale o ha fatiche sensoriali, integro con pittogrammi, gesti o una tavoletta comunicativa semplice. Il principio resta: nominare, mostrare, scegliere insieme. Linee che ritroviamo nelle indicazioni su benessere infantile dell’OMS.

Un caso concreto dalla mia cucina

Una sera mio figlio è rientrato teso come una corda. Avevo pronte le carte, ma lui le ha respinte. Ho preso allora tre tappi colorati e i barattoli del “Termometro”. Gli ho chiesto solo di scegliere un colore per la tensione e di metterlo nel barattolo giusto. Ha optato per rosso-alto, poi giallo-medio per la tristezza. Dopo due minuti ha raccontato di un gioco interrotto bruscamente in classe.

Da lì, la soluzione è arrivata da sola: abbiamo ripetuto la scena con lo “Specchio a facce”, finendo in una risata liberatoria. La morale? Se un gioco non aggancia, non è il momento sbagliato per parlare: è lo strumento da cambiare. A volte basta ridurre le richieste e dare al corpo qualcosa da fare.

Gli errori tipici da evitare

  • Chiedere “perché sei arrabbiato?” a bruciapelo. Meglio offrire opzioni: “Sei più arrabbiato o deluso?” e lasciare scegliere.
  • Fare diagnosi con le emozioni. Non servono etichette rigide: restiamo sui fatti (“ti sei irrigidito quando…”) e sul sentire (“ti batteva forte il cuore?”).
  • Usare materiali troppo stimolanti. Profumi, luci e suoni possono saturare: puntiamo su texture semplici e colori chiari.
  • Trasformare il gioco in interrogatorio. Un turno a testa, tempi brevi, possibilità di passare il turno senza spiegazioni.
  • Ignorare la sicurezza. Controlliamo età consigliata, parti piccole, lavabilità e potenziali allergeni prima di portare un oggetto al tavolo delle emozioni.

Quando serve un aiuto in più

Se per settimane notate blocchi intensi, scoppi di rabbia che impediscono la routine o ritiro sociale persistente, vale una valutazione con uno psicologo dell’età evolutiva o un pedagogista. I giochi restano utili, ma qualcuno deve aiutarvi a leggere meglio il contesto. Portate con voi due informazioni pratiche: quali attività hanno funzionato e in quali momenti del giorno; il professionista partirà anche da lì.

Checklist veloce per partire oggi

Se avete cinque minuti, create subito un “kit emozioni”: tre fogli colorati per il semaforo, due barattoli per il termometro, quattro faccine disegnate con un pennarello indelebile su cartoncino spesso. Mettete tutto in una scatola lavabile, lontano da materiali profumati. Stabilite un micro-rituale: ogni sera una carta o un cambio di semaforo. Dopo una settimana, osservate cosa è cambiato nel clima familiare.

Non serve essere perfetti. Serve essere presenti, curiosi e attenti alla sicurezza. La mia esperienza, tra corsie di supermercato e laboratori con le maestre, dice che i giochi più efficaci sono quelli che si fanno davvero, con ciò che si ha. Il resto si aggiusta strada facendo.

Valentina Greppi

Valentina, mamma di un bambino con allergie alimentari, si è specializzata nell’analisi degli ingredienti e nella ricerca di prodotti baby-friendly. Ogni consiglio nasce dall’esperienza vissuta tra scaffali e letture di etichette per garantire sicurezza a tutta la famiglia.

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